L’annuncio che fa capire come stanno andando le cose arriva dalla televisione spagnola Rtve: «In calle Ferraz (sede del partito socialista) si sono viste arrivare scatole di bicchieri e bottiglie». Alle undici di sera di domenica 28 aprile, a tre ore dalla chiusura dei seggi in tutta la Spagna, il Psoe di Pedro Sanchez si prepara a festeggiare la vittoria anche se lo spoglio ha superato da poco la metà e i risultati non sono ancora definitivi. Ma la possibilità di formare con facilità un esecutivo stabile in tempi brevi appaiono remote. Il crollo del partito Popolare di Pablo Casado e l’arrivo in parlamento di Vox non garantiscono una maggioranza alle destre. Anche stavolta, dunque, l’ago della bilancia saranno i partiti indipendentisti.

A spoglio praticamente completato, i risultati alla Camera dei Deputati sono i seguenti:

L’affluenza sfiora il 76%, crescendo di 9 punti rispetto alle elezioni del 2016. Il partito Socialista ottiene 124 seggi (+39 rispetto al 2016), il partito popolare 65 seggi (-72), Ciudadanos totalizza 57 seggi (+25), Unidad Podemos scende a 42 seggi (-29), Vox debutta con 24 seggi. Cresce la sinistra repubblicana di Catalogna, che passa da 6 a 15 seggi, come pure il partito di sinistra nazionalista basca Eh Bildu, passando da 2 a 5 seggi.

Pedro Sánchez è riuscito a sopravvivere ancora una volta. I socialisti sono stati favoriti dai nove mesi di governo di minoranza, nonostante sia stato necessario convocare elezioni anticipate. È il partito che di misura ottiene più seggi, solo 14 in meno rispetto ai 137 con cui Mariano Rajoy, ex leader del partito Popolare (Pp) aveva governato nell’ultima legislatura.

A sinistra, numerosi sostenitori del partito Socialista alla sede di Madrid.
A destra sparuti passanti, lì per caso.

È il peggior risultato della storia del partito Popolare, che dimezza quasi i seggi rispetto alle ultime elezioni generali. Il leader Pablo Casado non è riuscito a rendere appetibile l’offerta del principale partito del centrodestra spagnolo, che ha disperso i propri voti fra le formazioni di Ciudadanos e Vox. Gli arancioni di Albert Rivera portano a casa invece un buon risultato, con un numero di deputati più che raddoppiato rispetto al 2016.

«¡Compatriotas! ¡La resistencia está en el Congreso!» Con queste parole il segretario generale di Vox ha arringato una folla di sostenitori in Plaza Margaret Thatcher a Madrid. Il partito di ultradestra fa un ingresso rumoroso in Parlamento, dopo aver interessato e preoccupato l’elettorato spagnolo negli ultimi cinque mesi, dopo il primo exploit della formazione di Santiago Abascal in Andalusia. Il risultato però è al di sotto delle aspettative: nei sondaggi la nuova formazione avrebbe dovuto raggiungere i 50 seggi.

Nel sistema politico spagnolo è solo la Camera (Congreso) a votare la fiducia al presidente del Governo, ma i risultati dello spoglio al Senato confermano il successo dei socialisti. È praticamente ribaltata la situazione rispetto alla precedente legislatura: il Psoe passa da 43 a 121 senatori, mentre il Pp vede il numero più che dimezzato da 130 a 56 senatori. Podemos perde i suoi 16 senatori e la sinistra repubblicana di Catalogna (Erc) guadagna un senatore, attestandosi a 11 seggi.

Un’alleanza fra il Psoe e Unidas Podemos sosteneva informalmente, tra non poche tensioni, il governo caduto a febbraio. Nei giorni precedenti alle elezioni Sánchez e Pablo Iglesias (leader della formazione viola) avevano ammorbidito i toni rispetto alla possibilità di raggiungere un accordo per un governo di coalizione. Dopo mesi di lotte interne sul piano nazionale e sul piano locale a Madrid Podemos paga la propria posizione massimalista, perdendo quasi 30 seggi. Saranno perciò fondamentali i deputati delle formazioni indipendentiste, le stesse che hanno negato la fiducia a los Presupuestos (la legge di bilancio) in febbraio, facendo cadere il governo.

La prima convocazione del Parlamento è prevista per il 21 maggio, a cinque giorni di distanza dalla seconda attesa tornata di elezioni in Spagna, quando oltre al Parlamento europeo si rinnoveranno molte amministrazioni locali, tra cui le comunità autonome a statuto ordinario e i comuni di Madrid e Barcellona.

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