Uber e Cabify hanno sospeso questo venerdì i loro servizi a Barcellona. Questo perché la Generalitat ha deciso di applicare il nuovo regolamento sui VTC (vehículos de transporte concertado, come gli NCC italiani che dovrebbero essere prenotati dalle autorimesse), dalle due compagnie ritenuto ingiusto e insostenibile.

Il gilet giallo si porta molto questo inverno

Nel frattempo prosegue l’agitazione dei tassisti a Madrid, che vorrebbero imporre le loro condizioni al presidente della Comunità di Madrid, Ángel Garrido, non proprio d’accordo. I tassisti chiedono addirittura l’eliminazione del VTC dalla comunità.

Garrido, in tutto il suo disappunto

C’è un passaggio nell’editoriale di Enric Juliana su La Vanguardia di oggi che riassume la contrapposizione fra i taxi in sciopero a Madrid (a Barcellona hanno smesso da una settimana) e la fuga temporanea di Uber e Cabify da Barcellona (che però hanno annunciato di voler tornare passando per le vie giudiziarie). È una battaglia sociale, che parla di precarietà del lavoro presente e futuro, destinato a frammentarsi ulteriormente:

Lo sciopero dei tassisti madrileni e barcellonesi può essere la spia di una nuova fase del conflitto sociale di fronte al rapido emergere di un nuovo proletariato digitale e una nuova borghesia tecnologica, senza cravatta, ovviamente. Migliaia di rider in bicicletta irrompono nel paesaggio un tempo dominato dalla classe media delle grandi città. Nasce il bracciante digitale al servizio di nuovissime imprese di servizi collegati alle piattaforme digitali con scarico nei paradisi fiscali. Proprio fino a ieri, i tassisti erano adulati dai media. La radio li venerava. Ciò è cambiato. Quelli che prima li coccolavano, ora li dipingono come sporchi e rumorosi nemici del progresso. Il taxi era il simbolo della Spagna conservatrice. Oggi centinaia di tassisti manifestano davanti alla sede madrilena del Partito Popolare nella calle Génova cantando Bella ciao, mentre gli autisti di Uber, spaventati dal rischio della disoccupazione, gridano “viva il liberalismo” davanti alla sede di Podemos in calle Princesa.

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