A Siviglia ormai c’è aria di reconquista. D’altronde ne parlava già qualche giorno fa Santiago Abascal, che si era fatto ritrarre a cavallo in uno spot elettorale.

Il leader nazionale di VOX, giovane partito di estrema destra che dopo cinque anni in secondo piano nella politica spagnola ha mietuto ieri il primo successo più che significativo: 12 seggi e quasi 400’000 voti. Il programma per la regione è lo stesso proposto per tutta la Spagna: abolizione dello statuto delle comunità autonome e ritorno al centralismo, abolizione della legge contro la violenza di genere, oltre a un programma di diffusione e difesa dell’identità spagnola.

Del PP si sentiva spesso parlare come dell’argine all’estremismo di destra, dato che inglobandolo fra le sue fila poteva ridurne la portata. Concetto vecchio, la destra ce la fa benissimo da sola e l’elettorato ha preferito proposte più decise.

Dunque per la prima volta nella storia delle elezioni autonomiche andaluse la somma dei partiti di destra raggiunge la maggioranza assoluta. I popolari sono scesi dai 33 seggi del 2015 ai 26 di ieri, mentre Ciudadanos raddoppia i suoi voti, salendo da 9 a 21 seggi. 

Ma il tracollo vero è tutto socialista, con Susana Díaz che totalizza il peggior record di 33 seggi (dagli almeno 42 previsti dagli ultimi sondaggi). Adelante Andalucía si ferma a 17, facendo peggio di Podemos e Izquierda Unida, che nel 2015 totalizzarono 20 seggi pur correndo separati. Díaz vorrebbe comunque tentare di ottenere l’appoggio di Ciudadanos per impedire all’estrema destra di governare, anche se sembra più probabile che la sua carriera politica si stia avviando al tramonto, dopo la sconfitta alle primarie nazionali dell’anno scorso.

I popolari e gli arancioni si sono già detti pronti a formare un governo di coalizione con VOX. L’atteggiamento ambivalente degli ultimi giorni di campagna elettorale non aveva mai escluso questa eventualità.

Sulla stampa italiana c’è chi descrive l’elezione come un risultato sorprendente. Ci sono pure voci di dissenso, che identificano questa situazione come parte di un percorso lungo e articolato, di uno sdoganamento che viene da lontano, nel tentativo di depotenziare i nazionalismi catalano e basco dipingendo quello spagnolo come un nazionalismo “buono e democratico“.

Il presidente del governo Pedro Sánchez ha annunciato di non intendere passare a elezioni anticipate, almeno per ora.

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